venerdì 25 marzo 2022

Un nuovo giorno


Un nuovo giorno.

Grazie per questo nuovo giorno
che insieme a me è nato
sessantasette anni dopo
che una madre fanciulla
inconsapevolmente mi ha creato.
Grazie a una nonna ardita
che mi metteva fogli fra le dita
- leggi Sara, leggi- consiglio ostinato.
E grazie anche a quei fogli che ho strappato,
alle parole che ho sciolto a pezzettini nelle mani,
al crepitìo della carta e del fuoco,
a quei gesti delll'amorevole gioco
che io stessa avrei poi ripetuto, un domani.
Grazie a chi ho avuto accanto
sul lungo sentiero lastricato
ma con qualche sasso qui e là
su cui, a volte, abbiamo inciampato.
Al suo esserci sempre stato,
al suo sguardo sincero,
alla mano che mi ha allungato,
ad ogni ginocchio sbucciato.
Grazie alla mia bambina e al suo sorriso,
allo scambio d'amore quotidiano,
al nostro reciproco imparare
ad essere madre e figlia
e grazie quando mi accorgo che a tratti mi assomiglia
non solo nei difetti - che ne ho tanti - ma in qualcosa che brilla.
Grazie alle sue bambine
per la speranza rinfrescata,
per lo sguardo pulito sul mondo,
per l'allegria e la gioia rinnovate,
per il ripetersi di gesti d'amore
che vengon da lontano.
Grazie perché la sera il telefono squilla
e ho ancora la voce di mia madre da ascoltare
e di mio padre un poco più distante
ma seduto fieramente sulla sua poltrona, ancor presente
per quanto la memoria gli consente.
Grazie perché sto ringraziando
un giorno in più
di questa vita che mi sta vivendo.
Sara Ferraglia

mercoledì 16 marzo 2022

L'attesa di Fiammetta Mamoli e Sara Ferraglia

 


Cubo Gallery  dal 16 al 30 marzo 2022 -  “L’attesa: immagini e parole” è il titolo della mostra fotografica di Fiammetta Mamoli che si intreccia e dialoga con le poesie di Sara Ferraglia, in programma alla Cubo Gallery di via Spezia 90, dal 16 al 30 marzo 2022. Il progetto è realizzato dall’associazione W4W – Women for Women, in collaborazione con Verso il sereno e Casa delle Donne, con il contributo di Comune di Parma.

E' un'attesa intima e profonda quella descritta nelle immagini di Fiammetta Mamoli, che trova riscontro nelle poesie di Sara Ferraglia, creando un dialogo intenso e appassionato. L'attesa delle donne, quando sono sole e sanno ricordare, rimpiangere, immaginare.  
Un'attesa di pensieri, di parole, di persone perdute o mai davvero trovate, di amori fugaci, di sentimenti nuovi e antichi, ma sempre presenti.   
Nel silenzio tra una parola e l'altra, nel vuoto delle immagini, gridano le emozioni, i ricordi, i rimpianti, la disillusione, il disincanto, la fatica.  
Ciascuna donna raffigurata e raccontata è alla ricerca di sé stessa, di “una poltrona che sia solo sua”.  Citando Virginia Woolf, “un posto tutto per noi” le donne lo devono ancora conquistare, ma lo stanno cercando con forza e determinazione.
Nella vita degli affetti e delle relazioni, così come là fuori, nel mondo, il posto delle donne c'è, serve trovarlo, perché esiste, e le sta aspettando.  
La mostra, organizzata da W4W – Women for Women all’interno delle iniziative previste dal Comune di Parma per l’8 marzo, vuole essere uno stimolo per far riflettere ogni donna sulla propria condizione, sia pubblica che privata. Molta strada è ancora da percorrere per raggiungere la parità di genere ed è un percorso che le donne devono affrontare unite e con coraggio.
L’inaugurazione di mercoledì 16 marzo alle 18.15, è stata mpreziosita dalla lettura delle poesie di Sara Ferraglia a cura di Franca Tragni e delle attrici della Compagnia Teatrale "Ridere insieme per vivere" dell’Associazione Verso il Sereno, Day Hospital Oncologico, Ospedale di Parma.



Una poltrona tutta per sé.

Non ha in quella casa una poltrona
di vimini, di pelle, nuova o vecchia,
accanto alla finestra
oppure abbandonata sul balcone.
Una poltrona per sé.
Nemmeno Rosa l'aveva alla sua età.
Rosa che non aveva tregua
ed era in movimento dalle sei
e adesso ha tanto tempo
per raccontare la sua vita a lei,
che viene da lontano,
burbera nella voce e nello sguardo
ma dolce nella mano
quando prende la sua dal bracciolo
e le dice parlami, racconta.
Rosa come un bocciolo
della nuova stagione:
- Questa poltrona mia, la mia prigione,
fu un'isola felice per lo sposo.
Prendeva tutto al suo ritorno...
pipa, giornale e il pranzo pronto,
bimbi silenzio, al re... sacro riposo.
Adesso è solo mia, per farne cosa? -
Non ha in quella casa una poltrona.
Pensa che sia il destino d'esser donna.
Pensa che, come Rosa, mai l'avrà.
Sulla sedia impagliata ascolta,
qualche parola muore,
qualche parola vibra e se ne va.




La poesia.

Solitaria in disparte
mollemente adagiata
sul letto di parole
nella nebbia dell’arte
io ti avevo trovata
fra le anime sole
Con le mani ti ho presa
Occhi chiusi a cercare
sconosciuta emozione
Al tuo fascino arresa
come naufrago in mare
che non ha direzione
Silenzioso il tuo canto
di sirena o di musa
mi rapisce nell’onda
del sorriso e del pianto
nella luce soffusa
poi ritorno alla sponda




Voglio una danza
Voglio una danza di trecce intrecciate
Rosse le vesti e le labbra infuocate
Capelli grossi capelli fini
Cuori lontani e cuori vicini
Voglio tessuto di sorellanza
Nessun confine nessuna distanza
Che il tuo dolore nel sangue piegata
Inondi e segni la mia giornata
Che se la treccia qualcuno ci scioglie
Per soddisfare violenza e voglie
L'affoghi un mare di neri capelli
Trafitto il cuore da lunghi coltelli
Trecce d'intreccio che il tempo è arrivato
Che sia sepolto il patriarcato



Il Nero
Non perderti nel nero dei pensieri,
nel vuoto degli oscuri corridoi
dai pavimenti lucidi di cera
Fin troppo presto, sai, viene la sera
Tieni una luce accesa più che puoi
Mantieni vivi sogni e desideri
Che non diventi il nero il tuo colore 
o il grigio spento in mille sfumature
E' di un azzurro intenso il cielo, fuori




Il bianco.

Tu le hai viste le sabbie del deserto
Tu hai solcato le onde in mare aperto
Tu hai volato sulle nubi lievi
Tu sei stato abbagliato dalle nevi
Io sto seduta qui da tanto tempo
Non mi ricordo l'alito del vento
Io guardo fisso solamente il muro
Non penso né al passato né al futuro
Non so nemmeno se sono esistita
È il bianco che confonde morte e vita? 




Por una cabeza.


Mi troveranno l’8 marzo, all’alba

La pioggia generosa della notte

avrà lavato via le foglie e il fango

Così almeno diranno: è una ragazza

Suonavano del jazz a pochi passi

- Kind of blue - ( forse ) e lui mi offrì da bere

S’inebriò della mia voglia scialba,

s’innamorò delle mie calze rotte

La musica cambiò, l'aria di un tango

Sangue e calore - Por una cabeza -

L'ultima nota, l’ultimo bicchiere.




Stanca.

Confesso che son stanca,
persino del pensiero
necessario o impegnato
Leggerezza mi manca,
stesa a croce su un prato
Stanca, però solo di testa
chè di braccia... non faccio
Se avessi confessato
a mia nonna in segreto
l'anomala stanchezza,
lei che mieteva grano
sotto il sole di giugno,
col falcetto nel pugno
e all'alba nella stalla
per un secchio di latte
si struggeva la mano,
coi suoi occhietti chiari
mi avrebbe ricordato
che è la schiena piegata
che fa male davvero,
aggiungendo magari
che il pensiero occupato
dal lavoro di braccia
cambia il cuore e la faccia



I commensali

E siete ancora qui, ci siete tutti,
le voci allegre, i pianti, i desideri,
i passi rumorosi sulle scale
Tornate alla memoria come flutti
che smuovono le sabbie dei pensieri 
- Tutti seduti, cari commensali -
Vedete?
La tavola è spaziosa e questo raggio... 
Sì, sono ancora qui le vostre impronte
e il tempo ha forti, immense, lunghe ali
Sempre aperta la porta per il viaggio
che vi riporta qui, a me difronte




Viaggio d’autunno

Forse se te ne andassi oggi
con questo cielo limpido d’ottobre,
col brivido di vento
carico dell’inverno che verrà,
forse ti peserebbe meno il viaggio.
Troveresti la strada senza affanno,
senza nebbia a confonderti il cammino.
Poi cala il buio e penso
che il tempo e le stagioni,
le fatiche e il dolore
dove andrai tu non hanno senso.






Terre di mezzo

Siamo spiriti sospesi
nelle terre di mezzo
Non più carne,
aria non ancora
Siamo ricordi appesi
ai chiodi della mente
Qualcuno, fune sfilacciata
resistente allo strappo,
si aggroviglia caparbio
alla vita, insistentemente
Altri, polvere di parola,
sostano sugli oggetti cari
Brevemente,
nell’attesa del cencio
che li spazza via
Lasciateci così
Senza umida terra
né sigillo in cemento
Sospesi, liberi nel tempo


Divano rosso


Sto qui da mesi, immobile
Sospesa notte e giorno
Stillando goccia a goccia il mio dolore, 
scavando col ricordo nell'anima rappresa
come la pasta rancida nel forno 
È diventato rosso anche il divano
Rosso di pelle fredda, disumana
coi graffi in evidenza, pelle tesa
Sta lì da mesi, come me in attesa
che suoni il campanello e apri la porta
Lui che aspetta il tuo corpo
Come non fossi morta 


"Cerchiamoci dentro gli sguardi
nei gesti passati e futuri
nei giorni di attese e ritardi
di nuvole e di chiaroscuri"














Il cliente chiamato non è al momento raggiungibile


Il cliente chiamato non è
al momento raggiungibile


Mezz'ora fa lei mi ha contattato.
Non ho sentito, ero al supermercato.
Provo e riprovo. Non la raggiungo più
Ed è così illogico, incredibile
che adesso lei, laggiù
viva l'inferno in terra
per questa assurda guerra
ed io qui sul divano
chiamo e richiamo... invano.
Non prego mai, non ho una chiesa
in questa mia vita appesa
ai fili di chi proprio non so.
Eppure adesso un Dio vorrei
per dirgli - fammi parlar con lei
Cosa voleva? Qual era il suo bisogno? Tu che sei Dio lo sai -
Ma tutto invece è più terreno.
Nulla di spirituale, di miracoloso.
Il cielo sopra Odessa è minaccioso.
Lei cerca aiuto da laggiù
ed io non la raggiungo più...


Sara Ferraglia
 

martedì 15 marzo 2022

Telegiornale


Telegiornale


Chiudi la porta, fallo tu soldato
Lì dentro tutto quello che ho lasciato
nel nulla svanirà oltre la soglia
e poi dovrò avvisare anche mia figlia,
lasciarle detto dove mi hai portato
Chiudi la porta, fallo tu soldato
Sul marciapiede c'è un fagotto rosso,
rosso di sangue, lei l'aveva addosso
È in tela di cotone, quadrettato
e giace nella strada abbandonato
accanto a lei, che è un corpo freddo e morto
Pietosamente le han coperto il volto
C'è questa disumana narrazione
che si ripete ad ogni nuova guerra
ed ha diverso peso l'emozione
quando non è la mia ma la tua terra
Misuri a fotogrammi l'empatia
guardando un viso in fotografia
Deciderà per te il telegiornale
per chi soffrire e quanto stare male?
Deciderà il racconto degli inviati
chi saranno i sommersi e chi i salvati?


Sara Ferraglia



 

sabato 5 marzo 2022

Le donne che conosco diventa spettacolo

 


Le donne che conosco, per la regia di Sabina Borelli e le musiche di Elisa Sandrini, composte sui testi stessi delle opere poetiche.

venerdì 25 febbraio 2022

25 febbraio. Ore 20,30.


 25 febbraio. Ore 20,30.


C'è Shapovalov che gioca a Dubai
Un suo compagno spara a Mykolaïv
Gianni Morandi canta a Bologna
contro la guerra e la sua vergogna
Nel cielo i lampi di un temporale
Lampi diversi al telegiornale
Dite la vostra sui vaccini
Dite la vostra sull'ambiente
Dite la vostra sui quattrini
Dite la vostra sul migrante
Dite - A chi giova questa guerra? -
Non c'è risposta su madre terra
Dite la vostra, non dico la mia
perché la guerra è solo follia


Sara Ferraglia

giovedì 24 febbraio 2022

Geografia d'Europa

 

Geografia d'Europa.
Geografia d'Europa, coste e mari
In mano la cartina e una matita
Sul Mar d'Azov passi con le dita
Misuri le distanze, studi e impari
Cerchi il Mar nero, sfiori appena Odessa
Chiedi qual è la Russia e la sua terra
E ancora la domanda, che è la stessa,
- Ma può arrivare fino a noi la guerra?-
Paura di bambina, occhi smarriti
Io, per amore, cerco le parole
per impedire che tramonti il sole
che ti ha scaldato, fino a qui, la vita
Sara Ferraglia

sabato 5 febbraio 2022

Una poltrona tutta per sè


 

Una poltrona tutta per sé.


Non ha in quella casa una poltrona
di vimini, di pelle, nuova o vecchia,
accanto alla finestra
oppure abbandonata sul balcone.
Una poltrona per sé.
Nemmeno Rosa l'aveva alla sua età.
Rosa che non aveva tregua,
ed era in movimento dalle sei
e adesso ha tanto tempo
per raccontare la sua vita a lei,
che viene da lontano,
burbera nella voce e nello sguardo
ma dolce nella mano
quando prende la sua dal bracciolo
e le dice parlami, racconta.
Rosa come un bocciolo
della nuova stagione:
- Questa poltrona mia, la mia prigione,
fu un'isola felice per lo sposo.
Prendeva tutto al suo ritorno...
pipa, giornale e il pranzo pronto,
bimbi silenzio, al re... sacro riposo.
Adesso è solo mia, per farne cosa? -
Non ha in quella casa una poltrona.
Pensa che sia il destino d'esser donna.
Pensa che, come Rosa, mai l'avrà.
Sulla sedia impagliata ascolta,
qualche parola muore,
qualche parola vibra e se ne va.


Sara Ferraglia






martedì 1 febbraio 2022

Tutto su di loro

 


Tutto su di loro
Potessi risanare la ferita
di non sapere tutto su di loro
prima che la memoria sia smarrita
Non so cosa darei per dipanare
i nodi nel reticolo del tempo,
far sciogliere ricordi ormai induriti
pesanti come blocchi di cemento
e ripetuti come in un rosario,
duri e rappresi nel pensiero al lutto
tanto che ormai è tardi per un diario
M'accontento di note su un'agenda,
pensieri di mia madre, sensazioni
Tremante e incerta la calligrafia
- Il tempo è bello. Questa vita mia
è troppo silenziosa e solitaria.
Neve in cortile. Oggi è fredda l'aria
Che brutta bestia questa pandemia.
Un altro giorno se n'è andato via -
Note sul tempo, poche variazioni.
E da mio padre ormai tanti silenzi
di chi fatica i nomi a ricordare
dei figli e delle cose familiari,
di chi confonde a volte notte e giorno,
il tempo dell'addio e del ritorno
È troppo tardi per farne tesoro?
Mi manca il non saper tutto di loro
Sara Ferraglia

domenica 30 gennaio 2022

Strani giorni della merla


 

Strani giorni della merla


Mi manchi su questa panchina
al sole che brucia le piume
di merli dai giorni smarriti
Se manchi diverso è il colore
dell'erba, del cielo e dei prati
Avrei preferito il grigiore
di fredde giornate di nebbia
che inducono il mondo a guardare
dal caldo dei vetri appannati
E invece c'è un  sole che scotta,
sfatando l'antica leggenda 
e poi questa gente che passa 
gridando con scarsa decenza 
per me emette suoni soltanto
Se tu non mi siedi qui accanto
si sgretola un mondo di sabbia 


Sara Ferraglia


venerdì 28 gennaio 2022

La cura

 

La cura
Pensarti solamente
non è la stessa cosa
Se manca una carezza
a rinfrescar la fronte,
un bacio che si posa
con tanta tenerezza
non è la stessa cosa
Eppure così accade
in questo tempo strano
che ci nega la cura,
che l'amore misura
senza abbraccio né mano,
che divide le strade
- Tutto passa - ripeti -
anche questo momento -
Torneran giorni lieti
quando cambierà il vento

Sara Ferraglia

giovedì 20 gennaio 2022

Li ricordate i bambini di Kabul?



Li ricordate i bambini di Kabul?

Li ricordate i bambini di Kabul?
Laggiù a Kabul i piedi dei bambini
indossano calzini per la corsa
Piedi veloci, piedi piccolini
mappati con la strada che han percorso
Laggiù a Kabul le mani dei bambini,
le dita chiuse a pugno strette e dure,
trattengono frammenti di destini
esplosi in onde nere di paura
E gli occhi dei bambini di Kabul
li ricordate ora che ne tace
ogni giornale? Non ne parlan più...
- Ormai sono lontani, son laggiù -
Ma c'era in ogni sguardo una domanda,
la fretta di raggiungere un futuro
sfuggito in volo dall'aeroporto,
voglia di un letto caldo e più sicuro
e il loro sguardo a noi era rivolto
Qualcuno li ricorda i bimbi di Kabul?

Sara Ferraglia


martedì 18 gennaio 2022

Il coraggio del pettirosso

 

Il coraggio del pettirosso
Prima di tutto si estinse il buonsenso
Subito dopo il discernimento
Si spense anche la voglia di pensare
Meglio chiudersi in casa e lasciar fare
Corvi guerrieri a segnare confini,
forti nell'ala, nei cuori piccini
Nere le piume ed il becco tagliente
dettaron legge al popolo dormiente
Rimase un pettirosso coraggioso
con un'ala ferita e sanguinante
Di cuore rosso, di forza misteriosa
volando sempre un poco più distante
si libró in cielo, sulle alte cime
E i corvi neri tutti giù a guardare
dove la Resistenza può portare
Sara Ferraglia