sabato 17 aprile 2021

Polisemìa

 


Polisemia. 

Rosa - Non cosa dal tempo corrosa 
ma fiore, sbocciato di maggio. 
Posa - Non scatto di fotografia
ma piuma discesa sul prato
con lieve ondeggiante volteggio. 
Letto - Non talamo in legno di faggio
ma libro di bella poesia, 
che doni carezza ogni sera. 
Muta - Non voce al silenzio forzata 
ma come natura che cambia
quand'è primavera avanzata. 
Parte - Non pezzo, 
ma solo chi lascia la casa
e cerca altro posto
per vita migliore. 
Lascia - L'apostrofo che può ferire. 
Sonno che eterno vuol dire morire. 
C(i)elo - Tutt'altro che spazio infinito
ma ciò che nel cuore nascondo, sottratto alla vista, 
è quando non guardi la luna
ma solo il vicino tuo dito. 
Riso - Non pasta, 
ma ciò che vorresti abbondante
sui volti che incontri per strada, 
di chi ti sta accanto o distante. 
Verso - Non riga di questa poesia, 
ma il dritto o il rovescio, 
cercando un senso diverso, 
che aiuti a trovare la via. 
In fondo la vita è anche questo, 
un gioco di polisemia.

Sara Ferraglia

venerdì 2 aprile 2021

io non so dire cosa sia poesia

 


Io non so dire cosa sia poesia.


Io non so dire cosa sia poesia
Né dove si nasconda quando tace
Né perché parla anche senza voce
Di certo so che sta nella tristezza
di un fiore che si spegne ed avvizzisce
Resiste ma scolora e una carezza
se pure delicata lo sfinisce
Dei petali si spoglia e resta nudo
esposto il cuore senza la corolla
Più non seduce l'ape o la farfalla
e più non freme al soffio della brezza
Il capo china...
e muore nel ricordo di bellezza


Sara Ferraglia


mercoledì 31 marzo 2021

Voglio una danza.

Voglio una danza


Voglio una danza di trecce intrecciate
Rosse le vesti e le labbra infuocate
Capelli grossi capelli fini
Cuori lontani e cuori vicini
Voglio tessuto di sorellanza
Nessun confine nessuna distanza
Che il tuo dolore nel sangue piegata
Inondi e segni la mia giornata
Che se la treccia qualcuno ci scioglie
Per soddisfare violenza e voglie
L'affoghi un mare di neri capelli
Trafitto il cuore da lunghi coltelli
Trecce d'intreccio che il tempo è arrivato
Che sia sepolto il patriarcato


Sara Ferraglia


L'immagine è la  copertina del  libro Virità di Giusy Sciacca. Ediz.Kalos.

domenica 28 marzo 2021

Lei mi vede così.

 


Lei mi vede così.


Lei mi vede così
Che ci volete fare?
Mi fa con gli occhi grandi
Immensi come il mare
I capelli son corti
Perché così li porto
E poi a ben guardare
Mi dipinge il sorriso
Un volto senza affanni
Un sole tondo il viso
Che ogni volta si accende
Quando la vedo entrare
Ormai da dieci anni


Sara Ferraglia


martedì 9 marzo 2021

Quand'ero femminista e ancor non lo sapevo.


Quand'ero femminista e ancor non lo sapevo.


Ho lavorato quarant'anni
nella stessa azienda
a conduzione familiare,
dal nonno fondatore
ai nipoti rampanti,
la stessa dinastia.
Computer, scrivania,
lontana dal clangore del metallo,
dalle bobine in ferro,
dal rumore assordante,
dalla fatica della fabbrica,
dal sindacalista militante.
Io nei saloni del palazzo
dai soffitti affrescati,
io con gli altri impiegati.
Illusione di finto privilegio
sopiti nell'inganno,
come in un sortilegio,
mai nessun segno rosso
sui nomi del registro.
Eppure è nato lì il germoglio
del mio futuro femminismo.
Nella fatica di farsi valere,
fra uomini chiamati col cognome
e titolo accademico, se c'era.
E per noi donne spesso solo il nome
e un tetto di cristallo la carriera.
Così ricordo come fosse ieri
quell'otto marzo di quattr'anni fa.
Sciopero femminista proclamato
e fu la prima volta
ed io, che mai avevo scioperato,
per quella giusta causa mi assentai
e fui la sola e fu la prima volta.
Perché sentivo che dovevo,
quand'ero femminista
e ancor non lo sapevo.


Sara Ferraglia


 

venerdì 5 marzo 2021

Riflessione.

 


Riflessione.


Se nei tuoi giorni sei stata a distanza
Se non trovavi il tempo per lottare
Se non studiavi per approfondire...
Sai, nella vita nulla s'improvvisa,
nulla di ciò che sboccia a primavera
E non mi dire non è troppo tardi
perché - sai bene - non risponde al vero
Certo che non la perdi la speranza
ma, al massimo, puoi far manovalanza
Serve anche quella per far muri forti
ma ciò che ti sei persa - nel frattempo -
è come costruire il basamento


Sara Ferraglia


sabato 6 febbraio 2021

Come bava di ragno.


Come bava di ragno.


Potrebbe essere oggi
domani o chissà quando
ma non lo sa nessuno
Segreto e misterioso
il viaggio è per ognuno
Trasparente è il passaggio
come bava di ragno
come di luna il raggio
che filtra nella notte
e trafigge lo stagno
Così leggero a volte
capriola di nubi
Come un filo di seta
al soffio di un respiro
Così pesante a volte
come doppia catena
alla terra fissata
Come porta del cuore
chiusa a doppia mandata
Non conosce nessuno
il passaggio segreto
Quando si spezza il filo
si rompe la catena
hai un minuto appena
per guardare di là
Quando si apre la porta
forse vedi un sentiero
ma non sai dove va


( Sara Ferraglia)


 

mercoledì 3 febbraio 2021

Il risveglio del drago.


Il risveglio del drago.


Alcuni roditori fastidiosi
afflitti da pruriginose rogne
si son fatti più tronfi e baldanzosi
e sono usciti in gruppo dalle fogne
squittendo forte da sinistra a destra.
Han risvegliato il drago che osservava
sornione il teatrino alla finestra.
Con la corazza d'oro e spread in testa
è "sceso" il drago fino al Quirinale
bruciando dei partiti ciò che resta,
rassicurando che non farà male.
Gli industriali ed i poteri forti
gli hanno già steso il tappeto rosso
e gli altri tutti, quelli quasi morti,
le tasche han risvoltato a più non posso
gridando al drago "guarda, siamo all'osso!"


( Sara Ferraglia)
 

domenica 31 gennaio 2021

A due passi da me.

 


A due passi da me.

Arrivano entrambi a becchettare
le briciole di pane sul balcone,
il piccolino dal petto rosso
insieme al merlo nero, più grosso .
Trattengo il fiato,
immobile a osservare
la saltellante esibizione.
Becchetta tu, no io non posso,
ho già fatto due volte, davvero.
Tocca a te ora, so aspettare.
Sta per finire il pane, resta poco.
Non è abbastanza per due becchi affamati.
Passano da un lato all'altro,
da sinistra a destra, sembra un gioco,
si osservan per un po', preoccupati.
Rinuncia il merlo e vola via.
Il rosso piccolino, fermo per un momento,
inizia a becchettare,
l'ultima briciolina porta via.
Sarà stato un caso, o fantasia la mia
che mi ha fatto veder ciò che non è...
Mi ritrovo coi piedi sul ponte
che ci unisce al confine orientale,
briciole sul sentiero, impronte
per portare calore e speranza
a chi ha il suo orizzonte
nella neve, nella fame e nel buio della notte che avanza.
Piedi nudi di ghiaccio e di fame
di chi arriva da terre lontane
e che ora ha interrotto il suo viaggio
a due passi da me.

( Sara Ferraglia)


sabato 16 gennaio 2021

Un tempo congelato.

 


Un tempo congelato.


Volteggia all'improvviso giù dal cielo
come all'inizio d'una nevicata
questa tristezza grigia che mi avvolge.
Anche se trasparente come un velo,
anche se silenziosa e delicata
congela quello slancio che si sporge
dal limite di un'anima invecchiata
solcata dalle rughe di un presente,
come di vita vera soffocata,
come di spazio vuoto, tempo
assente.
Tempo di lunga attesa dilatata
che ha cancellato anche l'orizzonte.


( Sara Ferraglia)


mercoledì 6 gennaio 2021

I biscotti della Befana.

I biscotti della Befana.

I biscotti la Befana
li nasconde nella sottana
Vola sulla scopa in fretta...
Non si accorge, poveretta,
che di briciole una scia
sta lasciando sulla via
Poi l"avvisa un pettirosso
cinguettando a più non posso
Lei sorride e gira in tondo:
"Voglio far più dolce il mondo!"


( Sara Ferraglia)
 

mercoledì 30 dicembre 2020

Agitu Gudeta

 


Agitu Gudeta


Solo per te stanotte
nel silenzio assoluto della valle
brilleranno le stelle,
le stesse che ti videro guerriera
su più aride terre.
Rosso di sangue, bianco di neve,
per qualcuno ancora straniera.
Nero di pelle, bianco di latte,
sogno spento di notte.
Martellate alla luna
e la luna si è rotta.
È caduta nel pozzo.


Sara Ferraglia


sabato 26 dicembre 2020

Il presepe nato per caso.


Il presepe nato per caso.


In questo Natale un cigno è atterrato
nel piccolo presepe.
È argentato, di carta stagnola
modellata da Claudia e Diana con piccole dita.
La casetta invece è opera di Anita
costruita coi compagni di scuola
delle elementari.
Le statuine, pregiati esemplari,
omaggio di un distributore di benzina,
quando mia figlia era ancora bambina.
È un presepe nato per caso,
poverissimo e quest'anno alloggiato fra i libri di poesia.
Credo che proprio questo il suo posto sia.


Sara Ferraglia


venerdì 25 dicembre 2020

Il Natale delle parole e degli sguardi.

 


Il Natale delle parole e degli sguardi.


Vorrei un Natale di parole vere,
che quando leggi amore
amore batta forte.
Quando pronunci a-u-g-u-r-i
sia speranza,
quella di cui son pieni tanti cuori
in questo tempo incerto.
Se mancheranno strette di mano e abbracci
saranno più potenti le parole
e tanto parleranno gli occhi
lontani, nel deserto degli schermi.
Auguri,auguri a un metro di distanza,
auguri sulle scale ai miei vicini,
auguri per la strada ai conoscenti.
Auguri
ma più veri, scanditi senza fretta,
di ritrovarci ancora tutti quanti,
anzi più numerosi
quando questo Natale solitario
sarà solo ricordo,
un triste segno in rosso
sbiadito dentro un vecchio calendario.


Sara Ferraglia


mercoledì 16 dicembre 2020

Questo è il mio nome

Questo è il mio nome.
Questo è il mio nome, la mia storia
È la sfera di cristallo di rocca
in cui guardo il futuro
È il ricordo di un rito, la memoria
di danza o di antica preghiera
È il primo vagito uscito dalla bocca
È il diritto al riposo di sera
dopo un giorno umiliante,
passata una frontiera
È la macchina del tempo
quando non la controllo
e mi porta distante
È il messaggio in bottiglia
che qualcuno ha raccolto
Un sospiro sussurrato dal vento
all'orecchio della vita
È scintilla alla fiamma sfuggita
Questo è il mio nome, la mia storia
È l'ultima foglia rimasta sul ramo
e la prima gemma sbocciata
prima di primavera
quando ho il tempo di guardarle
Questo è il mio nome, la mia storia
anche quando fu cancellato
quando divenne numero
quando divenne niente
quando sulla mia tomba fu cambiato
È stato in me scolpito prima che fossi nata
Sara Ferraglia


 

giovedì 10 dicembre 2020

Filastrocca della pasta fatta in casa.

Filastrocca della pasta fatta in casa.

Penso alle mani che hanno impastato
uova e farina nel tempo passato.
Penso alla forza espressa in quel gesto,
amalgamando i pensieri col resto.
Penso a mia madre... nemmeno contava
chili di pasta che confezionava
per tutte le feste passate in famiglia.
Invece io, che sono sua figlia,
già sono stanca al primo vassoio,
riempio, ritaglio e intanto m'annoio.
Penso a mia nonna quant'era felice
se le dicevo sei tu la radice
della passione per la poesia.
Cucino poco? Che vuoi che sia
se quando impasto uova e farina
non nasce pasta ma solo una rima?

( Sara Ferraglia )


 

venerdì 13 novembre 2020

Un po'meno bambino.

Un po' meno bambino.

Dire a un bambino che non può baciare

ed abbracciar gli amici ed i compagni

è come dire al fuoco non bruciare,

pretendere che l'acqua non ti bagni.

Dirgli se vai dai nonni stai lontano,

non farti coccolare sui ginocchi

è come dire al vento soffia piano,

pretendere che l'aria non ti tocchi.

E dirgli che anche questo passerà

come passa nel mondo ogni cosa

ma dovrà fare un po' meno il bambino,

è come a maggio impedire alla rosa

di sbocciare in giardino.

( Sara Ferraglia)



 

mercoledì 11 novembre 2020

I giochi senza i bambini.

 


I giochi senza i bambini.

I giochi senza i bambini

non hanno l'anima.

Sono come il finto anello

di carta dei cioccolatini

sul mio dito d'anziana.

Si vede che è di carta,

eppure se lo indossa lei

acceca di bellezza.

I giochi senza i bambini

silenziosi e spenti

nel silenzio di stanze abbandonate

son muti di dolcezza,

delle calde risate.

Vuoti di fantasia,

corpi di plastica colorata

senz'espressione, senz'allegria,

sono una giornata sprecata.

I giochi senza i bambini

si svuotano del nome.

Sara Ferraglia



lunedì 9 novembre 2020

Piccola sfida.

                                                                                                     

Piccola sfida.

Escono dall'ufficio postale

un padre e una bambina.

Lei alta come i tre gradini

che vorrebbe saltare,

ne ha paura ed allunga la manina

al padre che scrive al cellulare

e senza di lei scende.

La piccola, capello ricciolino

non piange, non chiama, non grida.

Si siede sul terzo gradino,

lo sguardo è una sfida,

si spinge ed atterra sul secondo.

Si guarda intorno e sorride,

 si sente padrona del mondo.

Un'ultima spinta ed è fatta.

Il padre si volta e la sgrida,

non vede quegli occhi brillare,

si perde il prezioso momento

di lei soddisfatta.

( Sara Ferraglia)



 

lunedì 2 novembre 2020

Diana, sei anni.

 


Diana, sei anni.


Conosco una bambina

che circa un anno fa

diceva che a sei anni

grande diventera'.

Nel frattempo …

ha salito i gradini

di prima elementare

e con nuovi bambini

si diverte a giocare.

Ed ancora...ha imparato

a scrivere ordinato,

a leggere più in fretta,

ad andar più spedita

e veloce in bicicletta.

Ha capito che questi

sono giorni un po' strani,

che bisogna più spesso

lavar bene le mani.

Sta scrivendo ogni giorno

il suo diario segreto

con le sue nuove amiche,

le lettere dell'alfabeto.

Per fortuna a sei anni

sei ancora piccina.

Tanti auguri col cuore

alla nostra bambina.

Sara Ferraglia