di cristallo di rocca
( Sara Ferraglia )
Lo zigote
E’ trasparente la vita all’inizio
Vagano gameti solitari nello spazio
Apparente entropìa, poi un guizzo
L’unione si materializza
fra pareti già pronte ad abbracciare
il piccolo zigote, l’aggiogato
- questo è il suo nome greco-
che diverrà capelli, gote e fiato
e labbra supplicanti ed affamate.
Da quel momento in poi
anche per lui che è appena nato
sarà un continuo galleggiare
nell’entropìa dell’ordine universale.
( Sara Ferraglia )
E’ l’odore d’autunno imminente
Ricordi? Guardavamo la quercia
Sulla collina antica vedetta
Per noi moderno radar protettore
Poi quanta vita è scivolata via !
Appena il tempo di una sigaretta
Il tempo di far crescere un amore
Insieme ormai raggiunta ed aggirata ,
la boa che segna il viaggio di ritorno
dietro le spalle si dissolve e affonda
Stili diversi, varia la nuotata
Corte bracciate come corto è un giorno
Lungo respiro quando forte è l’onda.
( Sara Ferraglia )
Ripropongo qui la poesia "Cuore"
Menzione speciale della Giuria al Premio "Invito alla poesia" - Trieste - agosto 2010 con la seguente motivazione :
Per la spontaneità con cui si vuole riprendere ad usare la parola “cuore”, con la sua eterna connotazione, con i suoi sentimenti, il cuore che diventa in questa poesia un ‘motore a se stante’ , eppure che molto umanamente vive e addirittura fugge per paura di soffrire… eterna poesia dell’anima delle emozioni
CUORE
Rallenta cuore mio e mio motore,
riprenditi il tuo ritmo,
libero dagli artigli della fretta
Mettiti a nudo e pienamente esposto
alle delizie o ai pugni del dolore,
Rallenta cuore mio, fammi parlare
recupera il tuo spazio ed il tuo posto.
Da qualche tempo mi cammini avanti,
confuso fra le gambe della gente,
dai suoni e dai rumori ossessionanti,
nel frastuono di questo folle tempo.
Tu fuggi e mi rispondi “Mi difendo”
Ti chiamerò con il tuo nome antico,
censurato nei versi dei poeti
per timore della banalità,
dimenticato anche dagli amanti
nel nome di una finta libertà
Ricordi? Un tempo tu mi eri amico
Fermati cuore mio, che ti riprendo.
Inno alla vita
Lei nascerà.
Andate via poeti delle nebbie,
anime della notte e del dolore
Tacete , oscure voci lamentose
Lei nascerà e allora sì
che canteranno il mare e i lidi
con la più fine sabbia
con la più dolce brezza,
e poi ancora mille ed altre voci …
le cinciallegre dentro i loro nidi,
il cielo settembrino e le sue stelle,
il gatto che per lei farà le fusa,
la ninna nanna come una carezza.
E allora sì
che anche il maestrale
le narrerà di fate, angeli e gnomi
nel sopore invernale.
E voi, poeti tristi, che farete?
Ammirerete in silenzio la bellezza.
( Sara Ferraglia )
Matrioske
Carne della tua carne
Lei. E tu, ancora prima,
Anima della mia.
Un tenace germoglio
Diventerà radice
In eterna alchimia
Amore nato per crearne.
( Sara Ferraglia )
- Ho nelle ossa un umido dolore
Marcela mia, dolor che sa di muffa
nero come la pece e la mia veste
La notte puoi sentirne lo stridore
Dicono che sia il mare che si azzuffa
con la volta celeste
è il mio dolore, invece.
- Non fa rumore il male, è sordo e muto
Amalia, amica mia, se non lo fosse
sarebbe un urlo immenso l’universo!
E tu, per tutto il tempo che hai vissuto
non hai capito ancora le sue mosse,
che dargli troppo ascolto è tempo perso.
Il tuo dolore è tuo,
nessun altro lo sente.
Le poesie appartengono ai bambini
Le poesie appartengono ai bambini
Le plasmano fra le dita grassocce
come mollica di pane bagnato
Loro la poesia
la lasciano sui vetri come impronta
ed appiccicano alle cose i nomi
secondo fantasia
Nel sonno nasce un nuovo creato
ove le gocce non son gocce
ma diamanti
e le lacrime son stelle trasparenti,
ove la musica è una dolce conta
Una matita, due mele e tre gnomi
bastano, avanzano e fanno poesia
( Sara Ferraglia )