sabato 22 agosto 2020

Passaporto universale

 


Passaporto universale.

Non ho la vita appesa

a quel filo sottile

della malinconia,

almeno non ancora.

Non ho colmo il cassetto

di rimpianti e ricordi.

Ho una valigia vuota

aperta sotto il letto

e un passaporto intonso

e una guida del mondo.

Mi basta aprire a caso,

chiudere gli occhi e poi

puntare il dito e andare.

Se resta fermo il corpo,

pesante sul divano

e non si vuole alzare

prende il volo la mente.

In tasca ho il passaporto

con timbro universale.


( Sara Ferraglia)



mercoledì 29 luglio 2020

A Giulia.


 

A Giulia.

Giulia se n'è andata all'alba, silenziosa com'è sempre stata.

Giulia discreta, Giulia a bassa voce.

Chissà cosa sognava nelle notti vuote.

Ha chiuso le sue porte di casa contadina,

lei che accoglieva tutti col sorriso,

caffè sul fuoco ed un bicchier di vino.

Giulia che raramente confidava

di ruolo sottomesso, padre padrone poi marito uguale.

Giulia senza un figlio, desiderio spento e il suo star male

nascosto nella stalla a mungere le vacche

o sotto il sole rastrellando i campi coi pensieri al vento.

Giulia col suo dolore stretto

dentro il petto.

Giulia che ieri ha sussurrato "sono pronta",

alla badante china sul suo letto.


Sara Ferraglia

venerdì 12 giugno 2020

Penso alla gioia del bambino



Penso alla gioia del bambino

Penso alla gioia del bambino
quando corre e ti dice
"Chi arriva primo? "
Esulta alla vittoria e non si accorge
del passo rallentato
per renderlo felice.
Quando cucina un pasto immaginario
poi, fiero, t' invita ad assaggiare
il gusto della fantasia.
Nel bambino ogni gesto
è da osservare, ogni parola
è un germe di poesia,
può essere lo spunto
di una nuova morale.
Andrebbe meglio il mondo
se ci fosse una scuola
fatta all'incontrario,
noi adulti nei banchi
e i bambini insegnanti.

( Sara Ferraglia)

lunedì 8 giugno 2020

Sul lato selvaggio



Sul lato selvaggio.

Prigionieri eravamo, da mesi,
nel groviglio di cupi pensieri.
Per non farli restare sospesi
ho creato un intreccio di fili.
Coprispalle, coperta, maglione?
Lavorando sul lato diritto
il pensiero sereno
e le immagini dolci e infantili.
Il rovescio di rabbia e incertezza
come "il lato selvaggio" del libro
di McDaniel che ho letto d'un fiato.
Col pensiero sereno ho creato
qualche cosa di nuovo
da una sciarpa di tanti anni fa.
Sul rovescio più stretto ho annodato
tutto ciò che appartiene al passato.
Questo fare e disfare racconta
come tutto ci lascia e poi torna
come il vento che oggi è tempesta,
poi domani una tiepida brezza.

Sara Ferraglia

giovedì 4 giugno 2020

Diana, addio alla scuola materna



Diana, addio alla scuola materna.

Sto cercando di scrivere traccia
di te, piccolo fiore di campo,
sradicato così all'improvviso
dai suoi giochi insieme agli amici.
Tua sorella ha un ricordo festoso
di quell'ultimo giorno di scuola.
Conserviamo la fotografia
di un distacco gioioso.
Per te invece un gesto a distanza,
tutti in fila per fredda consegna
di calzini e scarpette lasciate
per tre mesi in un armadietto.
Una "tata" con la mascherina
e nemmeno il sorriso
di chi ha visto per anni il tuo viso
e i tuoi occhi curiosi sul mondo.
Non è solo di un virus la colpa
se la scuola finisce così.
Per colmare il tuo cuore e l'assenza
di un abbraccio e di un bacio
non ti basta, lo so, la poesia...
E pensare... bastava assai poco,
un saluto, un bacio a distanza,
solo un pizzico in più d'empatia.

( Sara Ferraglia)

mercoledì 3 giugno 2020

Piccole cose




Piccole cose.

Piccole cose di cui rallegrarsi,
piccoli gesti per cui val la pena
di ridere o piangere, di emozionarsi
e più profondo è lo sguardo sul mondo,
più percepisci dettagli piccini,
più ti avvicini a ciò che è l' immenso.
Così, per inesorabili ragioni, inevitabili
come il fiorire delle rose,
penso soltanto alle piccole cose.
Quelle rimaste impigliate nel tempo
come carta velina leggera
che il vento porta via
sulle siepi incolte di periferia.
Così vado a lezione dalle api,
osservo il loro orientarsi sui prati,
il conturbante incontro
coi fiori dell'oleandro o dei limoni
mentre noi ciechi e disperati,
prigionieri di case e balconi,
mascheriamo sorrisi e pensieri
evitando gli incontri e gli abbracci,
sordi agli odori di questa primavera.

sabato 2 maggio 2020

Due sorelle




Due sorelle

Le nostre scarpe in fila ordinata
sotto il sedile del vaporetto.
L'indice sulla tua lacrima incerta
poi sulla mia. Ora è asciugata...
Le nostre mani leggere sul petto,
il nostro sguardo alla prua deserta
sull'acqua di Venezia addormentata.
Non era certo questa, mia sorella,
la nostra vita tanto immaginata
nei giorni di bambine là, a Meknés
quando cavalcavamo insieme in sella
ai sogni di bellezza e libertà
dipingendo un futuro che non c'è,
di giorni che la sorte ci ha negato.
Dal silenzio dell'acqua di laguna,
dalla sabbia che morbida ci accoglie
saliranno i nostri cuori al vento.
Passeranno davanti alla luna
e sul fondo resteranno le spoglie,
tanti forse, i perché, qualche colpa
e un sottile tormento.

venerdì 20 marzo 2020

Filastrocca del buongiorno


Filastrocca del buongiorno.
Buongiorno al nuovo giorno,
rimango a letto o mi guardo intorno?
Fuori c'è un prato di un verde brillante,
onde di vento vicino e distante.
Buongiorno al sole che oggi è più bello
e mi stiracchio nel letto a castello.
Nel letto di sotto mi sporgo a guardare...
di mia sorella un lieve russare.
Allora scendo dalla scaletta,
le vado accanto e l'abbraccio stretta.
-Buongiorno Diana- un grosso bacione.
Lei apre gli occhi - Facciam colazione?-
Buongiorno al giorno appena iniziato
con dieci gocce di cioccolato.❤️

( Sara Ferraglia )



Il virus che voleva compagnia


Il virus che voleva compagnia.

Vola nell'aria in questa primavera,
insieme al vento, a pollini e uccellini,
un virus piccolino che assai spera
di entrare in noi, di stare più vicini.
È dispettoso e anche un po' invadente.
Lui non ascolta quando lo consigli
di star lontano, non gli importa niente!
Cerca qualcuno che gli rassomigli,
si sente solo e vuole compagnia
ma se ci tocca poi ci ammaliamo
e allora noi, per farlo andare via,
restiamo in casa e lo salutiamo
dai vetri chiusi o con le mascherine.
E quando capirà che non possiamo
giocare insieme e fargli compagnia
lui, sconsolato, se ne andrà lontano
e svanirà nell'aria, per magia.

Sara Ferraglia

mercoledì 18 marzo 2020

Il merlo e la piantina grassa


Il merlo e la piantina grassa.

Ho una piantina grassa
che vive fra la tenda e la vetrata
e il merlo che lì fuori zirla e passa
più volte l'ha osservata.
Chissà se ha mai tentato di beccare
la grassa sua invitante fogliolina
o se ha capito che non la può avere
perché protetta dietro la vetrina.
Comunque sia, trovo divertente
l'immagine del merlo che, impudente,
si rompe il becco contro la vetrina
mentre ne ride la grassa piantina.

Sara Ferraglia


lunedì 24 febbraio 2020

Non ci abbracciamo più


Non ci abbracciamo più?

E allora che facciamo,
non ci abbracciamo più?
Non ci diamo più la mano,
non ci darem del tu?
Due metri di distanza,
maschera medicale.
Proibiamo ogni danza,
niente più carnevale.
Questo dunque è il futuro,
il mondo che ci attende?
Isolati da un muro
che il singolo difende?
E riempire la borsa
e svuotare scaffali
in una folle corsa
di paure reali.
-Torna ai paesi tuoi!-
Ma abbiam provato adesso
che in un attimo puoi
divenire tu stesso
il nemico additato.
Tu stesso l'indesiderato.
Sara Ferraglia

martedì 18 febbraio 2020

Solo di genere umano.


( immagine da Mamafrica )

Solo di genere umano.

Amica, tu mi chiedi una poesia
che sia d'amore di genere umano, 
la rosa rossa che più rossa sia, 
linfa vitale che di mano in mano

offra parole a labbra rosse accese, 
parole antiche dal sapore forte
nel tempo calpestate o vilipese, 
a volte violentate ma mai morte. 

Potrei farti un elenco all'infinito
ma sai, nel dirle sembran meno belle
e dunque, amica mia, ora ti invito
a un grande abbraccio, pelle contro pelle. 

( Sara Ferraglia )


sabato 1 febbraio 2020

Goccia d'infinito




Goccia d'infinito.

Serve un'anima leggera e gentile
per diventare goccia d'infinito,
serve una mano diafana e sottile
che indica una stella con un dito.
Servono voli e ali di farfalle
per diventare goccia d'infinito,
servono braccia calde sulle spalle
intrecciate come morbido ordito.
Serve uno sguardo fondo come il mare
per diventare goccia d'infinito,
distanza indefinita da colmare
soltanto col pensiero, alleggerito.
Servono vele bianche e un dolce vento,
serve un respiro lungo come il tempo.
E serve il tuo sorriso, mai sbiadito
per diventare goccia d'infinito.

( Sara Ferraglia)

sabato 25 gennaio 2020

La casa delle donne


LA CASA DELLE DONNE DI PARMA.

La casa delle donne è casa grande
con le pareti in gomma che si espande
per attutire colpi o diventare immensa
e aprirsi a praticare l'accoglienza.

La casa delle donne ha il tetto trasparente
per sognare e per guardar le stelle
come le antiche madri
Poi, quando serve indossar le ali
e volar via come le farfalle.

La casa delle donne è anima aperta
la notte specialmente
quando prendono vita i mostri
quelli del corpo e quelli della mente
Che certi sono solo nostri.
Per noi li hanno creati, crudelmente.

La casa delle donne ha un bel giardino
un orto e un grande fico al sole
che in mezzo al verde
nascono le parole facilmente
E coltivarle è ancora più importante

La casa delle donne ha sentieri
tracciati da tante goccioline
rosse del nostro sangue,
la punta delle dita intinte
nelle tasche profonde della vita.

Sara Ferraglia

lunedì 30 dicembre 2019

ll trenta di dicembre, alle undici e un po'.


Il trenta di dicembre, alle undici e un po'.

Credo che l'anno nuovo sia già qui.
E proprio stamattina l'ho incontrato
sui marciapiedi freddi della mia città.

Era negli occhi grandi di un bambino
fissi a guardar sua madre
che cantava per lui nel passeggino.
La gente gli passava accanto
ma nulla lo distoglieva da quel canto.
Ho camminato a lungo dietro loro,
alla madre dalla voce straniera,
a quei due occhi di pagliuzze d'oro.
Il trenta di dicembre, alle undici e un po',
il nuovo anno, credetemi, qui c'era.
Se qualcun altro l'abbia visto non so.
Per tutti gli altri un problema non sarà,
di certo a mezzanotte arriverà.

Sara Ferraglia


venerdì 6 dicembre 2019

Le donne che conosco


Le donne che conosco.


Le donne che conosco
intrecciano parole
a trama trasparente
quando non c'è bisogno di spiegare
e san già tutto senza dire niente.
Le donne che conosco
impastano pensieri
di spezie profumati,
aromi, suoni ed erbe di sentieri
del mondo, nei capelli impigliati.
Le donne che conosco
annusano la rabbia
se l'aria si fa scura,
colorano di rosso corpi e labbra
e sfidano compatte la paura.
Le donne che conosco
ascoltano i silenzi
nel buio della notte,
accendono speranze e desideri
fra un tiro e l'altro di una sigaretta.

( Sara Ferraglia)

lunedì 2 dicembre 2019

Nessuna pianga sola d'ora in poi.


Nessuna pianga sola d'ora in poi.

Ho visto due ragazze danzare
su un tetto a Buenos Aires.
Gambe avvinghiate, nubi nei capelli
dimenticare tutto e poi volare
libere in cielo come son gli uccelli.

Volano a stormi i pianti delle donne,
nessuna pianga sola d'ora in poi.

E brucia il mondo sotto, sulla via.
Gambe spezzate e sangue nelle mani,
urla di madri, amiche mie, sorelle
unite tutte nello stesso pianto
quello di ieri e quello di domani
perché "La culpa no, no era mía,
ni dónde estaba, ni cómo vestía."

Volano a stormi i pianti delle donne,
nessuna pianga sola d'ora in poi.

( Sara Ferraglia)

sabato 23 novembre 2019

C'è un vento autunnale




C'è un vento autunnale.

C'è un vento autunnale che scuote le foglie,
che le fa vibrare ancora sul ramo.
Un soffio più forte, la foglia sospira
si stacca e la terra l'accoglie.
I rami ormai spogli dell'armatura d"oro
che li rendeva belli, colorati e fieri.
Scheletri rinsecchiti di poveri Re Nudi, loro
già tremolanti al gelo che presto arriverà.
Le foglie a terra invece
si stringono l'un l"altra,
mosaico di storie
corale di voci.
Nell'avvinghiante intreccio
di forte nervatura
già pensano al futuro
bel tempo che verrà.

Sara Ferraglia

lunedì 11 novembre 2019

Antropocene


Antropocene.

Forse hai dimenticato che ero bella
quando mi hai vista per la prima volta.
Liberamente pura respiravo
dai pori aperti di una fresca pelle.
Limpida e trasparente d'acqua avvolta
lussureggiante a te io mi donavo.

Il mio dolore come canto sale
dal mio corpo violato e depredato,
dal cuore ardente che mi pulsa al centro.
Tutto ti lascio fare, tutto il male
da secoli, da quando ti ho ospitato
e sempre più mi sei entrato dentro.

Nelle mie vene scorre sangue nero
che tu, vampiro, succhi avidamente.
Preziosa la mia carne che perfori,
ne fai diamanti e oro del tuo impero.
Mi prendi tutto e non t'importa niente
se insieme a me, col tempo, anche tu muori.

Livido il corpo mio non si rassegna
alla violenza tua dura e costante,
al quotidiano insulto della tua presenza.
Esplode il pianto e dentro tutto trema
in un sussulto, un grido devastante.
Amami per salvare la tua essenza.

( Sara Ferraglia)

sabato 2 novembre 2019

Diana, cinque anni



Diana,cinque anni.

Ultimo anno di scuola materna,
scarpe e calzini un numero in più
e quella fase, che sembrava eterna,
di pianti e pappe ormai non c'è più.

Spuntano ancora parole storpiate,
che tu le perda quasi dispiace:
patate e “kepac” e le risate
e quel tuo sguardo furbo e vivace.

E poi il “Muoto” quest'anno iniziato
seguendo Claudia, “la tua sorella”,
tu laggiu' in vasca, il braccio alzato
sei wonder woman, però più bella!

Lassù dal vetro noi ti guardiamo
mentre galleggi, sorridi e saltelli.
Nel nostro cuore,sai, registriamo
i tuoi momenti più puri, i più belli.

Proprio quel cuore che tanto hai provato
a disegnare perfetto e più tondo,
hai insistito finchè il risultato
è stato il cuore più bello del mondo!

“Cooo!!” come dici? La gallinella?
Grazie di avermelo ricordato!
Eri fantastica pure in quella.

( Sara Ferraglia )