giovedì 5 gennaio 2017

Cara Befana che voli stanotte


Cara Befana che voli stanotte

Cara Befana che voli stanotte
su tue fantastiche, magiche rotte
con una lacrima a bagnarmi il ciglio
ho il desiderio di darti un consiglio,

soltanto un piccolo suggerimento
mentre mi escono parole a stento:
vola nel cielo, più in alto che puoi
perché scendendo quaggiù, accanto a noi,

vedresti un uomo che ha perso la strada,
un derelitto ovunque lui vada,
corpi di bimbi su spiagge deserte
senza le madri e calde coperte,

l’odore acre di sangue e rovina
di ogni violenza grottesca vetrina,
avidi accumuli di sorda gente,
lacrime asciutte di chi non ha niente.

Ma la Befana che vola stanotte
sulle fantastiche, magiche rotte
triste risponde che sta atterrando,
fosse un sol bimbo che sta aspettando…

che l’innocenza degli occhi e del cuore
son la speranza in un mondo migliore.

( Sara Ferraglia )

lunedì 2 gennaio 2017

Quando un poeta muore



Quando un poeta muore

E’ morto stanotte un anziano poeta.
C’era “la luna bianca”...
Fra lenzuola di seta
c’era una mano stanca

e l’indice nodoso sul cuscino
a tracciare grafìa.
Concluso il suo destino
ma non della poesia,

perché così accade
quando un poeta muore:
che la sua voce  evade
quando si ferma il cuore.

( Sara Ferraglia )



sabato 24 dicembre 2016

Il mio Natale




Il mio Natale

Il mio Natale canta  
con voce di bambino
coi palmi delle mani
vuoti e rivolti al cielo,
a un pensiero divino,
ad implorare pace.
Il mio Natale cerca
negli occhi della gente
briciole di speranza,
amore e compassione
per chi non ha più niente,
cerca piccoli avanzi. 
Il mio Natale piange
per dolce commozione
se ascolta una canzone
appena sussurrata
dietro la timidezza
di un bimbo piccolino.
Il mio Natale anziano
ricorda con dolcezza
cene frugali e pranzi
colmi del necessario
per stare bene insieme,
stringendosi la mano.
Il mio Natale chiede
al giovane Natale
che scappa via veloce
nascosto nell’iphone
un regalo speciale:
- Fammi gli auguri a voce…-


Sara Ferraglia

martedì 29 novembre 2016

Una goccia di niente


Una goccia di niente

C’era una volta un saggio potente
che in mano aveva una goccia di niente.
Solo, abitava nell’immensità,
senza montagne, né mari e città.

Guardò la goccia con gran tenerezza,
le donò un soffio, una tremula brezza…
e allora tutto fu in lei concentrato,
anche se ancora non era creato.

C’erano i cieli, le acque ed i monti,
piante, animali e fiori già pronti.
C’erano occhi di bimbi innocenti,
c’eran la pioggia, la neve ed i venti.

Lasciò la goccia cader dalla mano
e la guardò scivolare lontano,
finchè raggiunse una stella piccina
che cominciò a brillar più di prima.

Intorno alla luna e al sole danzò
finchè immensa lei diventò.
Fu un’esplosione di luce, un boato
e l’universo così fu creato.


Poesia scritta insieme alla mia nipotina Claudia, 6 anni, che ha immaginato così la creazione dell'universo.

La poesia si può leggere anche qui:
http://masferrario.blogspot.it/2016/12/sguardi-poietici-una-goccia-di-niente.html




lunedì 17 ottobre 2016

Ti seguo con il cuore ed il pensiero



Ti seguo con il cuore ed il pensiero
nel lungo viaggio che tu hai  intrapreso.
T’immagino leggera sul sentiero,
esile e luminosa, senza peso.
Il nostro incontro è stato come brezza,
parentesi di vita allegra e breve,
tu che indossavi sempre la bellezza…
che il respirare ora ti sia lieve.
Eterea dolce amica cristallina,
partita per un dove a me ignoto
sai, la tua voce fresca, da bambina
colmerà sempre quel tuo posto vuoto.

A Marisa

( Sara Ferraglia )


mercoledì 5 ottobre 2016

6 anni


5 ottobre 2016

Vorrei riuscire a fissare nei versi
i tuoi momenti speciali, i più tersi.
Quelli che non torneranno mai più,
gesti, espressioni che hai solo tu.

Come, ad esempio, felicità pura
nel dimostrar la tua prima lettura,
da sparse parole, disarticolate
le frasi compiute si sono formate.

Ai tuoi sei anni ti ha accompagnato
quella canzone che hai tanto ballato:
“Mira Sofia” per tutta l’estate
e contorsioni un po’esagerate!

E la tua breve risposta sincera
quando la gente curiosa chiedeva:
“Andrai a scuola, ti piace già un po’?”
Tu sorridevi e dicevi “Non so”.

Con quanto orgoglio poi ci hai mostrato
che ad allacciare le scarpe hai imparato.
Piccola esperta di nodi e di fiocchi,
grande la gioia nei dolci tuoi occhi.

Piccolo amore, bellezza autunnale
in questo giorno, che hai reso speciale,
un solo augurio caldo e gioioso…
che il tuo futuro sia lungo e radioso.

( Sara Ferraglia )

martedì 4 ottobre 2016

4 ottobre 1954


4 ottobre 1954

Quel quattro d’ottobre il cielo com’era?
L’odore del mosto nell’aria c’era?
Saliva già la nebbia dal piano,
su fino al Monte di Mulazzano?

Si preparava nell’unica stanza
lavando il viso nell’acqua del secchio,
nemmeno quella in abbondanza
Giusto quel tanto per farle da specchio.

Lui, che veniva da Langhirano
in fresco di lana un vestito comprò
e con un’auto di seconda mano
verso la chiesa si avventurò.

Fecero un viaggio di nozze in riviera.
Resta una foto, abbracciati, di sera
a ricordare il momento più bello…
poi tutto il resto… a Pastorello.

Per raccontare di figli ed imprese
non basterebbe né un giorno né un mese
e per le gioie, fatiche ed affanni
servono altri… 62 anni!

( Sara Ferraglia )