( Sara Ferraglia, autunno 2006 )
( Sara Ferraglia, novembre di tutti gli anni )
Il vecchio poeta
Poeta forse sono
se la neve sull’albero adagiata,
la silenziosa neve
voglio toccare lieve?
E per un attimo tornar bambino
col fuoco allegro nel camino
che racconta mistero
nero?
e aspetto per un mese che sbocci l’orchidea
e vedo la bellezza mentre nasce
e l’accarezzo con la mano piano?
Poeta forse sono?
No soltanto uomo
e il mio passar non segna traccia
Lui, poeta davvero
le sue orme ha lasciato nella neve
affinchè parli il silenzio
e l’inutile taccia.
( dedicata a Mario Luzi )
(Sara Ferraglia , febbraio 2005)
Il tempo del riposo e dell’ascolto.
Ascolta, voglio amarti adesso
che i filari son pieni d’oro e d’ametista
e le foglie d’argento fra i capelli
disegnano l’inverno che verrà.
Ascolta, voglio dirti adesso
le parole che nei solchi della terra fredda
saran protette da coperte di neve.
Il tempo è questo del riposo e dell’ascolto.
Sara Ferraglia
Pubblicata nella raccolta antologica “ Tra un fiore colto e l’altro donato” ( Aletti editore- dicembre 2003)
Ritorno
Ritrovo in te le voci della scuola
Alla lavagna l’odore dei gessetti
Vecchie scarpe col buco nella suola
E noi bambini nei vestiti stretti.
Ritrovo in te la piccola bottega
Dove tutto costava sempre troppo
Affamato ricordo che mi lega
A sacchetti di stoffa col rattoppo.
Ritrovo in te il bucato nel cortile
Le lenzuola sul prato a veleggiare
Il sapone coi profumi d’aprile
Mare d’erba in un lento ondeggiare.
Ritrovo in te la sponda del torrente
Ed i pesci scovati con le mani
Sotto i sassi ed in mezzo alla corrente
Divenivano enormi pescecani.
Ritrovo in te la piccola fontana
Ed i vecchi seduti a raccontare
Di una vita un pò sacra un pò profana
Sotto un sole che sta per tramontare.
E ti porto i ricordi dei miei anni
Io son più stanca, tu rinvigorito
quando ritorno sfumano gli affanni
ringrazio il tempo che non ti ha sfiorito.
E ti porto ogni volta le emozioni
Che invadente tu all’anima derubi
E diventan poesia le sensazioni
Che regalo al tuo cielo e alle tue nubi.
Una madre
Io ti ricordo coi capelli neri
Raccolti sulla nuca a crocchia
Donna che nascondevi i tuoi pensieri
Quando prendevi me sulle ginocchia
Per quel tuo figlio perso nella guerra
Nell’anima tormento lacerante
Soltanto ti rimase un po’ di terra
E la sua voce sempre più distante
Negli anni tu aspettavi il suo ritorno
E lui viveva eterno nei tuoi gesti
Quand’io piccina ti giravo intorno
E m’aggrappavo ignara alle tue vesti
Un solido rifugio era il tuo fianco
Dolce giaciglio nella notte scura
A me bastava quel tuo corpo stanco
Per cacciar via del buio la paura
Io ti ricordo dolce e disperata
Anima in lotta contro il maestrale
Vela leggera dal tempo ammainata
Naufraga persa nel tuo antico male
( A mia nonna )