martedì 27 maggio 2014


Un anziano

Ascolto i novant’anni traboccare
dal cuore e dalle labbra di un anziano.
Appunti di una vita in un taccuino
per la paura di dimenticare
ora che notte e giorno va per mano
con Lei, che gli era dentro da bambino.
“Di Attilio Bertolucci fui l’allievo,
fraterno amico fui di quell’Ulivi,
che morì, poverino… fucilato.
Ai miei ricordi tutto quanto devo
Prego che la memoria non mi privi
dell’esser vecchio insieme al mio passato”.
Ricorda e parla come un fiume in piena,
si scusa per il suo egocentrismo
Poi, con affanno, legge pochi versi
“del maggio caldo”, con la curva schiena
piegata dagli orrori del fascismo.
Riaffiorano dolori mai dispersi.
Dice di non temere più il Passaggio,
però quel nome mai ha pronunciato.
Questione di paura o di rispetto,
quasi venisse meno il suo coraggio,
come se ne sentisse addosso il fiato
e la sua fredda mano dentro il petto.


( Sara Ferraglia ) 
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